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Il dentista degli sportivi

Cosa hanno a che fare i denti con lo sport?

Di solito siamo portati ad associare all’attività sportiva i temi della resistenza fisica, della massa muscolare, del respiro o del battito cardiaco.

Difficilmente pensiamo ai denti quando pratichiamo uno sport, se non in maniera occasionale, ad esempio quando sfortunatamente subiamo un trauma.

Abbiamo quindi voluto dedicare uno spazio a questo argomento prima di tutto perché da alcuni anni siamo atleti di triathlon, impegnati negli allenamenti e nelle competizioni.

Il nostro lavoro ci ha portati naturalmente a riflettere e ad approfondire questo tema, cioè la relazione tra i denti e l’attività sportiva, tema che solo negli ultimi anni è stato affrontato in modo scientifico e integrato e che, secondo la nostra esperienza, non dovrebbe essere trascurato proprio in un’ottica di prevenzione a livello del cavo orale ma anche della salute del nostro corpo.

L’equilibrio del nostro sistema muscolare, che sta alla base di qualsiasi attività fisica e quindi sportiva, può venir compromesso da diversi fattori: tra questi vi è la malocclusione dentale che condiziona negativamente il gesto sportivo, interferendo sui rendimenti e sulla salute del corpo.

Ora illustreremo gli aspetti principali di questo problema in una prospettiva di prevenzione e di promozione della salute del cavo orale e dell’intero organismo. Praticare uno sport ci permette di stare meglio, di confrontarci con i nostri limiti ma anche di valorizzare le nostre risorse.

Lo sport dovrebbe stimolarci ad aver cura e consapevolezza di noi stessi: del nostro corpo e della nostra mente. Quando ad esempio siamo impegnati in un allenamento o in un’attività agonistica, non siamo solo forza e resistenza ma anche equilibrio, sistema muscolare, concentrazione, postura: tutti aspetti che ci ricordano che il nostro corpo è un’unità, un organismo in cui le tante parti che lo compongo svolgono funzioni diverse ma complementari e in connessione tra loro.

Cos’è l’occlusione dentale? Quando chiudiamo la bocca le arcate dentali si serrano e i denti entrano in contatto tra di loro: la parte superiore (mascella) è fissa e quindi resta ferma mentre la parte inferiore (mandibola) è mobile e chiude verso l’alto. Il rapporto tra mascella e mandibola è influenzato da una serie di muscoli, che interessano il viso, il collo e le articolazioni temporo-mandibolari.

Quando l’occlusione è corretta, le arcate dentali sono in linea tra di loro e i denti si “incastrano” regolarmente garantendo una situazione di equilibrio; in questo caso si parla di normocclusione.

Quando invece le arcate non sono allineate, la chiusura avviene in modo irregolare, alcuni denti dell’arcata superiore non combaciano con quelli dell’arcata inferiore, generando una situazione di disequilibrio e scompenso, che non solo genera tensione nel cavo orale ma anche nei muscoli facciali e cervicali, andando poi a condizionare la stessa postura corporea.

In questo caso si parla di malocclusione.

Malocclusione e bruxismo

La malocclusione emerge dunque quando i denti vengono a contatto tra loro, il che dovrebbe avvenire naturalmente solo quando mastichiamo o deglutiamo.

In realtà ciò avviene anche in altri momenti: in situazioni di stress, di sforzo, ma a volte anche quando dormiamo abbiamo la tendenza a serrare i denti o digrignare (bruxismo). La storia di Milena è quella di una persona che, a un certo punto della sua vita, non è riuscita più a sorridere spensieratamente.

La sua tristezza nasceva dal fatto che, a causa del suo problema di bruxismo, aveva in pratica “consumato” buona parte dei suoi denti, al punto che non si vedevano quasi più.

Questa situazione faceva sì che Milena non sorridesse più a nessuno, nemmeno al marito, il quale invece desiderava fortemente che la moglie tornasse a sorridere come un tempo.

Per questo decise di portarla nel nostro studio.

Milena si rendeva conto di aver tagliato i ponti con la sua vita sociale a causa di questo problema: non usciva più con le amiche, stava perdendo la passione per il ballo che aveva coltivato insieme al marito, una passione condivisa che arricchiva la loro vita di coppia.

Da tanti anni, uscivano due o tre volte alla settimana con gli amici per andare a ballare il liscio, e tornavano a casa a notte fonda, spensierati come due “fidanzatini”. Negli anni la passione era rimasta, ma il problema di Milena rischiava di disperdere tanta felicità.

Infatti, quando Milena si presentò nello studio insieme al marito rivelò uno stato di infelicità evidente, quasi una forma di depressione, dovuta anche al suo timore che non ci fossero soluzioni al suo problema.

Il marito era consapevole della sofferenza della moglie, sia a livello fisico che psicologico, e volle aiutarla nell’intraprendere questo cammino di ritorno alla felicità. Insomma, il marito era convinto che ci fosse una soluzione per poter far sorridere nuovamente sua moglie e per questo era venuto da noi.

 

Guardando le foto, potete facilmente immaginare la gioia negli occhi e nel cuore di Milena alla fine del piano terapeutico.

Non abbiamo potuto mettere la foto del viso, per rispetto alla sua privacy, ma non ci vuole molta fantasia per capire che Milena è rinata grazie a questo suo nuovo sorriso e grazie anche al profondo legame d’amore che aveva con il marito, il quale a ogni seduta era sempre presente e con tanta pazienza la sosteneva in questa sua trasformazione, aspettando in sala d’attesa perché sapeva che la moglie aveva bisogno del suo sostegno.

Non descriveremo qui la tipologia di intervento utilizzata per risolvere il problema di Milena; quello che per noi è importante è far capire che per ogni situazione c’è un tipo di trattamento strettamente adeguato alla persona e al suo problema.

Non è possibile generalizzare e adottare indiscriminatamente modelli standard che ci renderebbero tutti uguali: ognuno di noi è differente da un altro e differente sarà quindi il tipo di intervento terapeutico.

Il problema del bruxismo può essere provocato, nella maggior parte dei casi, dal nostro stato emotivo e dallo stress a cui siamo sottoposti.

Lo stress può essere considerato infatti come una forma di energia che viene accumulata per svariati motivi nel nostro corpo e che deve essere liberata. Possiamo quindi liberarla esternamente agitandoci e urlando o internamente attraverso il digrignamento dei denti o l’innalzamento della pressione arteriosa.

Il digrignamento notturno rappresenta quindi lo sfogo di una tensione emotiva legata a fattori spesso inconsci che emergono specialmente in quei periodi di attività mentale che sono i sogni.

Le manifestazioni più comuni del bruxismo sono le usure delle superfici, la mobilità dei denti, il dolore ai muscoli e all’articolazione della bocca. In alcuni casi l’usura si può presentare in maniera molto eclatante e molto spesso può essere favorita nelle persone che soffrono di iperacidità o che bevono molte bevande acide.

Come valutare la malocclusione Mentre svolgiamo un’attività sportiva può capitare, in maniera anche inconsapevole, di stringere i denti e in caso di malocclusione le contrazioni muscolari che ne derivano possono interferire con il gesto sportivo, compromettendo il corretto assetto posturale e causando possibili traumi.

In un’ottica di prevenzione è fondamentale quindi capire se vi è una situazione di malocclusione, capirne la tipologia e valutarne la sua incidenza a livello muscolare e posturale.

Quando l’occlusione è bilanciata non ci sono problemi e il gesto atletico può dare risultati migliori. Vi sono diversi strumenti e tecniche per una valutazione dell’occlusione dentale:

  • l’osservazione clinica attraverso cui l’odontoiatra valuta come il paziente serra i denti;
  • la palpazione per valutare se i muscoli del viso presentano dolore; 
  • la fotografia che permette di valutare la simmetria muscolare del viso;
  • l’articolatore che, attraverso un modello in gesso, permette di replicare il movimento di occlusione del paziente e individuarne i punti critici;
  • la radiografia panoramica per valutare la situazione dentale generale;
  • l’elettromiografo, che viene utilizzato per misurare l’equilibrio dei muscoli masticatori, cioè quelli coinvolti nella masticazione; 
  • la pedana stabilometrica, per valutare la postura del corpo, cioè come la persona sta in piedi, se è stabile o oscilla e se il suo baricentro è centrato.

L’intervento dell’odontoiatra dovrebbe integrarsi con quello di altri professionisti (fisioterapista, fisiatra, oculista, osteopata) al fine di avere una valutazione complessiva della situazione e attivare un programma terapeutico che tenga conto non solo della malocclusione, ma anche delle sue conseguenze a livello muscolare e posturale.

Come intervenire

Come abbiamo visto, un problema di malocclusione può interferire dall’alto (denti) verso il basso (collo, schiena, torace, addome, gambe) e in generale sulla postura e sull’equilibrio.

Chi svolge attività sportiva, a livello agonistico, come passione personale o per mantenersi in forma, se soggetto a una forma di malocclusione dentale potrebbe essere esposto al rischio di infortuni o compromettere la propria prestazione atletica o fisica.

È quindi opportuno adottare le misure adeguate per risolvere un eventuale problema di malocclusione o limitarne le conseguenze sul resto del corpo e sulla postura. Sono previste diverse tipologie di intervento:

  • l’utilizzo del bite, un dispositivo con la funzione di cuscinetto tra le arcate dentali: serve a ristabilire una occlusione corretta e di conseguenza favorire il movimento rilassato dei muscoli masticatori; il bite va sempre personalizzato, costruito cioè a partire da una impronta dei denti, valutandone poi l’efficacia e calibrandolo sulla base di visite periodiche di controllo da parte del/della dentista;
  • il molaggio selettivo o coronoplastica per rimodellare la superficie del dente e correggere piccoli difetti tra contatti dentali che possono causare problemi di occlusione;
  • l’impiego dell’apparecchio ortodontico;
  • nel caso il problema fosse di altra natura, è necessario che l’odontoiatra indirizzi il paziente ad altri professionisti, ad esempio il fisioterapista o l’ortopedico, al fine di individuare le cause che portano a disturbi muscolari, articolari o legati alla postura corporea.

Vi raccontiamo la storia di Elisa perché ci fornisce un esempio concreto di quanto finora illustrato.

Elisa è una donna di 47 anni molto sportiva: partecipa a maratone e ultramaratone; pratica lo sci, corre in bicicletta. Soffriva tuttavia di forti mal di schiena e molto spesso le capitavano infortuni durante l’attività sportiva. Al termine delle sue gare erano frequenti dei dolori muscolari che le duravano per lunghi periodi.

Solitamente si recava dal suo fisioterapista di fiducia per cercare di migliorare la postura e per intervenire dove erano presenti i dolori muscolari.

Durante alcune gare ci siamo conosciuti e, parlando dei suoi problemi, le abbiamo spiegato che ci possono essere delle correlazioni tra i suoi denti e le sue prestazioni sportive.

Questa informazione fu per lei molto interessante e le procurò allo stesso tempo stupore e sollievo in quanto poteva intravedere una soluzione ai suoi problemi e contemporaneamente migliorare le sue prestazioni sportive.

Effettuata una visita presso il nostro studio, abbiamo potuto riscontrare che i suoi denti non chiudevano in maniera corretta e quindi fu deciso di utilizzare un apparecchio che le potesse favorire il ritorno a una occlusione regolare.

L’intervento fu ancor più apprezzato in quanto Elisa scoprì che poteva essere utilizzato un apparecchio trasparente, praticamente invisibile, che le permetteva di poter continuare le proprie attività senza alcun disagio.

A volte il problema della malocclusione non è solo funzionale ma anche estetico. Melissa, una donna di 45 anni, ha una storia incredibile: all’età di 17 anni era giunta in finale a Miss Italia.

Potete immaginare: una bellissima ragazza con tanti sogni nel cassetto, un futuro brillante, successo, fama... Ma il suo sorriso non le permetteva di esprimere pienamente la sua bellezza e la sua solarità: tendeva a nasconderlo, a non mostrarlo agli altri, non si sentiva a suo agio nel sorridere.

Per molti anni, questo sorriso “nascosto” ha rappresentato per Melissa un problema, qualcosa di irrisolto ma che alla fine ha avuto la voglia e il coraggio di affrontare.

Si è presentata un giorno nel nostro studio, decisa a cercare una soluzione che è stata trovata attraverso l’utilizzo di un apparecchio, che le ha permesso di riposizionare i denti in maniera regolare.

Ora è fiera della meta raggiunta e tutti le fanno i complimenti per quel sorriso che alla fine è riuscita a far rifiorire sulla sua bocca.

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