Sigillatura dei denti nei bambini, quando è necessario?
Esiste una procedura che, se realizzata sui denti appena nati, li può proteggere dalla carie... scopriamo assieme qual'è!
Esiste una procedura che, se realizzata sui denti appena nati, li può proteggere dalla carie... scopriamo assieme qual'è!
A cura del Dott. Marco Caneva — Odontoiatra esperto in Implantologia, Studio Dentistico Caneva, Trieste.
Dottorato di Ricerca in Implantologia, pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, oltre 35 anni di esperienza in riabilitazioni implantari complesse.
C'è un momento preciso in cui perdi un dente. A volte è improvviso — un trauma, una frattura. A volte arriva dopo anni di problemi ignorati. In entrambi i casi, quello che rimane non è solo uno spazio vuoto in bocca.
È un'insicurezza che si insinua nel sorriso. È la tendenza a coprire la bocca con la mano nelle foto, a masticare sempre dallo stesso lato, a evitare certi cibi. Piccole rinunce quotidiane che sembrano banali, ma che nel tempo cambiano il modo in cui ti senti — e il modo in cui gli altri ti percepiscono.
Se stai leggendo questo articolo, probabilmente sai di cosa parliamo. E allora è giusto che tu sappia anche questo: esiste una soluzione che non è un compromesso. Si chiama impianto dentale, e oggi è la risposta più affidabile e duratura alla perdita di un dente.
La prima cosa che molti pensano quando perdono un dente è: "È in fondo, non si nota". O anche: "Per ora me la cavo lo stesso".
È comprensibile. Ma è anche un errore che si paga nel tempo.
Quando un dente viene a mancare, l'osso sottostante inizia immediatamente a riassorbirsi. Senza la stimolazione della radice, l'osso si atrofizza — e con lui si modificano i denti adiacenti che tendono a inclinarsi verso lo spazio libero, e la masticazione si redistribuisce in modo scorretto, creando sovraccarichi su altri denti.
In parallelo, i denti antagonisti (quelli del lato opposto) tendono ad allungarsi verso il basso, perdendo il loro punto di contatto naturale. Quello che sembrava un problema isolato diventa, nel giro di pochi anni, un problema che coinvolge anche altri denti e la masticazione.
Non aspettare. Ogni mese che passa rende il percorso più complesso — e spesso più costoso. Nel nostro studio a Trieste lo vediamo spesso: pazienti che arrivano dopo anni di rimandi, con una situazione ossea che nel frattempo si è complicata.
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Ti sei mai accorto che le gengive sanguinavano spazzolando i denti, e hai pensato: "Avrò spinto troppo forte"? O hai notato un alito che non passa nonostante la pulizia accurata? O ancora, hai sentito un dente leggermente meno stabile del solito, e hai lasciato correre?
Se ti riconosci in uno di questi segnali, questa pagina è per te. Non per spaventarti — ma per aiutarti a capire cosa sta succedendo davvero.
La parodontite è una delle malattie più diffuse in assoluto. In Italia interessa circa il 40–50% degli adulti in forma lieve o moderata, e percentuali significative in forma severa. Eppure è ancora largamente sottovalutata. Il motivo è semplice e paradossale: nella maggior parte dei casi non fa male. Non finché non è troppo tardi.

La carie è una delle malattie croniche più diffuse al mondo. Nei bambini italiani è presente con una media del 44%, mentre nelle persone tra i 13 e i 18 anni è presente con una media del 60%, e si tratta di un processo che porta in maniera progressiva alla distruzione dei tessuti duri del dente.
Articolo scritto e revisionato dalla Dr.ssa Martina Caneva, Specialista in Ortodonzia — Studio Dentistico Dott. M. Caneva, Trieste.
C'è un momento, dopo i vent'anni, in cui ti guardi allo specchio e ti accorgi che qualcosa nel tuo sorriso è cambiato. Un dente che ha iniziato a girarsi. Un affollamento nell'arcata inferiore che prima non c'era. Uno spazio che si è aperto piano piano, senza che tu te ne accorgessi.
E poi ti chiedi la domanda che si fanno tutti: ormai è tardi per rimediare?
La risposta breve è no. La risposta completa è quella che trovi in questo articolo.

C'è un momento preciso in cui la perdita di un dente smette di essere solo un problema estetico e diventa qualcosa di più pesante. È quando non riesci più a mordere come prima. Quando eviti certi cibi. Quando ti accorgi che stai cambiando il modo di sorridere, di parlare, persino di mangiare in compagnia.
Se sei arrivato qui, probabilmente quel momento lo conosci già. E stai cercando una risposta concreta: cosa si può fare, davvero, per avere di nuovo denti fissi?
La risposta esiste. Si chiama implantologia, e in molti casi è possibile ottenere un risultato in tempi molto più rapidi di quanto immagini.
La prima cosa che vogliamo dirti è questa: rimandare non è mai neutro.
Quando un dente manca, l'osso che lo sosteneva comincia a riassorbirsi. È un processo naturale, inevitabile, che avviene già nei primi mesi. Con il passare del tempo, l'osso si riduce in altezza e spessore — e questo può complicare (o rendere più costoso) un eventuale intervento futuro.
Nel frattempo, i denti vicini alla lacuna tendono a inclinarsi verso lo spazio vuoto. Il dente antagonista — quello che "mordeva" contro quello perso — inizia a extrudersi verso il basso o verso l'alto. L'equilibrio dell'intera arcata si altera in silenzio, senza che tu te ne accorga subito.
Ecco perché, quando si perde un dente, il momento migliore per agire è il prima possibile. Non per una questione di estetica, ma di salute della bocca nel lungo periodo.
Un impianto dentale è una piccola vite in titanio che viene inserita nell'osso mascellare o mandibolare, nel punto in cui si trovava la radice del dente naturale. Nel tempo — di solito nell'arco di alcuni mesi — il titanio si integra con l'osso circostante attraverso un processo chiamato osteointegrazione. A quel punto, sull'impianto viene avvitata o cementata una corona protesica: il risultato finale è un dente fisso, stabile, che funziona e si sente esattamente come un dente naturale.
Quello che cambia rispetto alle protesi tradizionali è fondamentale: l'impianto sostituisce la radice, non solo la parte visibile del dente. Questo significa che l'osso continua a ricevere la stimolazione meccanica necessaria per mantenersi, e il dente adiacente non subisce alcuna riduzione dello smalto (come accade invece con i ponti fissi tradizionali).
Per approfondire il tema dell'implantologia a carico immediato — ovvero la possibilità di ottenere denti fissi già nella stessa giornata dell'intervento — il Miceli Centro Odontoiatrico ha pubblicato un articolo molto chiaro su indicazioni, vantaggi e criteri di selezione del paziente per questo tipo di tecnica avanzata.
Negli ultimi anni la ricerca implantologica ha fatto passi enormi. Una delle evoluzioni più significative è proprio il carico immediato: una tecnica che, in determinati casi, permette di posizionare una corona provvisoria già nelle ore successive all'inserimento dell'impianto.
Per essere precisi: non si tratta del dente definitivo, ma di una soluzione funzionale ed estetica che il paziente indossa fin da subito, mentre l'osteointegrazione avviene nei mesi successivi. Il risultato, dal punto di vista della qualità di vita, è enorme: nessun periodo con denti mancanti, nessuna protesi mobile provvisoria.
Ma attenzione — e questo è un punto che ci teniamo a chiarire: il carico immediato non è indicato per tutti. Perché sia sicuro ed efficace, devono essere presenti alcune condizioni:
La valutazione di questi parametri è compito del clinico, e avviene sulla base di esami diagnostici precisi — in primis la TC cone beam, che permette di vedere l'osso disponibile in tre dimensioni prima ancora di pianificare l'intervento.
È una domanda che ci viene posta spesso, e la risposta ci dà l'occasione di sfatare un mito comune: la mancanza di osso non esclude necessariamente dalla possibilità di ricevere un impianto.
Esistono diverse procedure per rigenerare o aumentare l'osso disponibile prima — o contestualmente — all'inserimento dell'impianto. Le più comuni sono:
Questi interventi allungano i tempi totali del percorso — perché l'osso rigenerato ha bisogno di maturare prima di accogliere l'impianto — ma non cambiano il risultato finale. Molti dei pazienti che oggi portano impianti stabili da anni avevano inizialmente un quadro osseo insufficiente.
L'implantologia non è una sola cosa. Le soluzioni variano enormemente in funzione di quanti denti mancano e della situazione clinica complessiva:
Ogni soluzione ha indicazioni, tempi e costi diversi. L'unico modo per sapere qual è quella giusta per te è partire da una visita diagnostica accurata, con radiografie o TC e una valutazione clinica completa.
Questa è forse la domanda più frequente. E la risposta, che non sentirai spesso con questa chiarezza, è: dipende da te tanto quanto dall'impianto stesso.
Un impianto può durare trent'anni. Ma quel risultato non è garantito in automatico: appartiene ai pazienti che mantengono una corretta igiene orale, usano il filo interdentale o lo scovolino come da indicazioni del medico, e tornano in studio regolarmente per il controllo e la seduta di igiene professionale. Chi trascura una di queste abitudini abbassa le proprie probabilità di rientrare in quella statistica.
Il rischio principale nel lungo periodo è la perimplantite: un'infiammazione batterica dei tessuti intorno all'impianto che, se non trattata, può portare alla perdita dell'impianto stesso. Si previene esattamente come si previene la parodontite: con una corretta igiene quotidiana, con visite di controllo periodiche e con sedute di igiene professionale.
Quello che spesso blocca le persone non è la paura dell'intervento. È il non sapere da dove cominciare. Non sapere se sono "un caso fattibile". Non sapere cosa aspettarsi.
Per questo la visita di valutazione implantologica ha un valore preciso: ti permette di uscire dallo studio con un quadro chiaro. Sai se sei un candidato per l'impianto, sai se il tuo osso è sufficiente, sai in quanto tempo potresti avere un dente fisso.
Prenota la tua prima visita direttamente dal form in questa pagina o chiamandoci al numero 040772338. Il resto lo costruiamo insieme.
L'intervento viene eseguito in anestesia locale e non è doloroso. La maggior parte dei pazienti riferisce un decorso post-operatorio molto più semplice di quanto si aspettasse.
In genere tra 3 e 6 mesi, il tempo necessario all'osteointegrazione. Nei casi in cui è indicato il carico immediato, è possibile avere una corona provvisoria fissa già nelle ore successive all'intervento, mentre l'integrazione avviene nei mesi successivi.
Gli impianti dentali non hanno un limite d'età superiore: pazienti di 70 o 80 anni ottengono ottimi risultati.
Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per il fallimento implantare e per la perimplantite. Non è una controindicazione assoluta, ma i pazienti fumatori presentano tassi di complicanza significativamente più alti rispetto ai non fumatori. È un aspetto che viene valutato e discusso durante la visita.
Il diabete ben compensato non esclude dall'implantologia, ma richiede una gestione più attenta del percorso. L'osteoporosi va valutata caso per caso, con particolare attenzione ai farmaci eventualmente assunti. La collaborazione con il medico curante è fondamentale.
Con una corretta igiene orale e controlli periodici, un impianto può durare decenni. La longevità dipende anche da fumo, malattie sistemiche e qualità dell'igiene quotidiana.
La parodontite attiva è una controindicazione temporanea: va trattata e stabilizzata prima di procedere con l'implantologia. Una bocca con parodontite non trattata espone l'impianto a un rischio molto elevato.
Spazzolino dopo ogni pasto, filo interdentale o scovolino, e visite di controllo periodiche con igiene professionale. L'impianto non si caria, ma i tessuti intorno a lui possono infiammarsi se trascurati. La prevenzione è la chiave per una longevità ottimale.
Hai altri dubbi sugli impianti? Prenota la tua prima visita dal form qui sotto. Ti risponderemo con chiarezza, senza tecnicismi inutili.
Ti è mai capitato di sorridere con la bocca chiusa? Di coprire i denti con la mano in una foto? Di sentirti a disagio quando qualcuno ti parla da vicino perché sai che i tuoi denti non sono come vorresti?
Se è così, sappi che non sei solo/a. È una sensazione che conosciamo bene, perché ogni giorno la ascoltiamo dai nostri pazienti. E sappi anche questo: quella sensazione può finire.
Gli allineatori trasparenti hanno cambiato in modo radicale il modo di fare ortodonzia. Non solo perché sono invisibili — ma perché hanno abbattuto l'unico vero ostacolo che per anni ha impedito a migliaia di adulti di agire: la paura dell'apparecchio.