Skip to main content

Perchè i denti si cariano?

Come si manifesta La carie, come abbiamo visto, può intaccare le diverse parti del dente: lo smalto può perdere minerali importanti come il calcio e i fosfati, l’infezione della polpa dentale può causare una pulpite o un ascesso e, con il progredire dell’infezione, la radice e lo stesso dente rischiano di essere compromessi in maniera irreparabile.

La carie può provocare danni anche verso l’esterno del dente, causando infiammazioni alla sezione gengivale tra due denti (papillite) o al margine gengivale (gengivite cronica), fino a favorire l’insorgenza di parodontiti.

La storia di Caterina ci può mostrare come spesso siamo portati a sottovalutare l’importanza di monitorare, anche da soli, la situazione dei nostri denti. Caterina non si era mai accorta di avere delle carie fin quando venne al nostro studio dentistico. Per quanto tenesse molto ai suoi denti, non si guardava mai allo specchio per controllarne lo stato di salute e l’aspetto. Quando venne da noi, durante la visita, con grande stupore capì che alcuni suoi denti erano stati aggrediti dalla carie, e purtroppo il processo carioso era oramai a uno stadio avanzato. La sua esclamazione fu quasi inevitabile: “Se fossi venuta prima!”.

Questo episodio ci suggerisce che a volte la patologia della carie, nella sua fase iniziale, in assenza di dolore, può non dare alcuna manifestazione evidente, se non una alterazione della lucentezza dello smalto. Per questo motivo è sempre consigliato osservare attentamente i propri denti allo specchio con l’aiuto di una buona illuminazione, meglio ancora se si utilizza uno specchio in grado di ingrandire l’immagine riflessa. Se la carie viene individuata in questa prima fase, è possibile mantenere ancora vivo il dente e curarlo; se invece il processo carioso si trova in uno stadio avanzato, con sintomi di dolore, è necessaria una terapia che preveda la devitalizzazione.

La carie sarà quindi valutata dal dentista attraverso un esame clinico-visivo oppure con un esame radiografico e con dispositivi a fluorescenza. La valutazione permetterà di effettuare una diagnosi utile per stabilire il tipo di terapia, tenuto conto dello stadio di sviluppo del processo carioso.

L’intervento della cura delle carie

A seconda del livello di compromissione del dente, il medico deciderà quale tipo di intervento effettuare:

Se la carie ha intaccato solo lo smalto si procederà a remineralizzarlo, utilizzando il fluoro e/o trattamenti micro-invasivi;

Se invece la carie coinvolge anche la dentina, nella maggior parte dei casi il tipo di prestazione sarà quello di ricostruzione conservativa, preservando il più possibile i tessuti sani e limitando al minimo l’estensione della cavità per la rimozione della carie. La completa rimozione della carie con strumenti appositi rappresenta una tappa fondamentale della terapia dell’intervento;

Per il ripristino o il restauro il dentista utilizzerà materiali specifici come le resine composite. Un tempo si utilizzavano le amalgame: le otturazioni erano fatte di metallo, e richiedevano la demolizione di una parte importante del dente affinché il materiale facesse ritenzione. Tale tecnica oramai è stata abbandonata in favore di un sistema che prevede l’utilizzo di materiali adesivi, che permettono di conservare maggiormente l’integrità del dente, in quanto aderiscono perfettamente anche in porzioni di dente molto piccole;

Qualora la carie avesse compromesso non solo lo smalto e la dentina ma aggredito anche la polpa del dente (per cui si avverte molto spesso un dolore acuto), si rende necessaria la devitalizzazione o cura canalare, tecnica utilizzata per rimuovere la polpa dentale contenente i vasi sanguigni aggrediti dai batteri, che causano la morte (necrosi) della polpa dentale; questo procedimento si effettua in anestesia locale;

 

 

Per il ripristino, la parte interna viene completamente svuotata (viene cioè tolta la polpa dentale necrotica) e riempita con del materiale specifico. Per proteggere il dente e garantirne la durata, questo verrà sottoposto a una riduzione del diametro per poter essere poi inglobato con un manufatto protesico detto corona o capsula.