Indicazioni sull'uso dello spazzolino nei bambini
Le manovre di igiene orale vanno iniziate prima possibile. Già nel neonato le mucose andrebbero deterse dopo i pasti con un “copridito” in tessuto morbido o con una garza imbevuta di soluzione fisiologica o di collutorio analcolico diluito.
Questa manovra permette di creare un riflesso nel bambino e quindi di abituarlo alla pulizia dopo i pasti.
Intorno ai sei mesi erompono i primi dentini da latte e per pulirli possiamo utilizzare appositi ditali con annesso uno spazzolino in gomma morbido o degli spazzolini idonei, piccoli e morbidi. Per facilitare la manovra, il bambino può restare disteso e il genitore si può posizionare dietro la sua testa.
A due anni il bambino è curioso e può iniziare a partecipare alla pulizia dei suoi dentini anche se soltanto verso i tre anni inizierà a spazzolarsi da solo. Il genitore dovrà comunque sempre supervisionare il risultato ed eventualmente dare un’ultima spazzolata finale. Solo a sei-sette anni sarà finalmente autonomo nella pulizia, anche se sempre supportato da una motivazione continua da parte del genitore e del dentista.
Come lavarsi i denti?
Per quanto riguarda la tecnica di spazzolamento, questa verrà scelta in base alle capacità cognitive e manuali, a eccezione della superficie occlusale del dente, cioè quella che viene utilizzata per masticare, che verrà sempre pulita con movimenti orizzontali (avanti-indietro).
Per la superficie interna ed esterna del dente, invece, vengono consigliate diverse tecniche:
- una tecnica circolare fino ai cinque-sei anni, comprendendo nel movimento contemporaneamente l’arcata superiore e quella inferiore. Aiuterà a prendere confidenza con lo spazzolino anche se sarà sempre fondamentale la supervisione attenta del genitore al termine della procedura;
- una tecnica definita a “rullo” dai sei anni. In questo caso verranno eseguiti dei movimenti da “rosa a bianco” cioè sempre dalla gengiva verso il dente, prima un’arcata e poi l’altra;
- gli adolescenti inizieranno invece a prendere confidenza con le tecniche che vengono utilizzate dagli adulti, compreso l’uso del filo interdentale.

Molto importante sarà l’utilizzo di spazzolini morbidi e dalla dimensione adeguata alla bocca del bambino. Il filo interdentale generalmente viene consigliato dagli 11-12 anni, a eccezione dei casi che presentino un importante affollamento nella zona degli incisivi, per i quali potrà essere iniziato prima. È consigliato l’utilizzo di un dentifricio al fluoro e il lavaggio sempre dopo i pasti principali e dopo aver mangiato cibi contenenti zuccheri.
Educare alla prevenzione
La prevenzione, quando viene proposta fin dalla più giovane età, è in grado di dare risultati migliori poiché permette il consolidarsi di abitudini e comportamenti corretti che poi permangono nel tempo. La prevenzione dovrebbe riguardare in maniera prioritaria quelle patologie del cavo orale più diffuse nella società come la carie, la gengivite e la parodontite, rispetto alle quali interventi precoci di educazione all’igiene orale, alla corretta alimentazione e ai controlli periodici risultano essere una strategia efficace.
Tutte queste azioni possono avere successo a condizione che i genitori e gli adulti di riferimento svolgano il loro importante ruolo educativo, stimolando i bambini con l’esempio concreto delle buone abitudini, ma allo stesso tempo spiegando i motivi della loro utilità. In questa prospettiva i genitori possono trovare nell’odontoiatra e nell’igienista dentale degli indispensabili alleati, capaci di aiutarli e consigliarli per ottenere la fiducia del bambino e per collaborare alla promozione della sua salute orale.
Soprattutto con i bambini il metodo di apprendimento più efficace e duraturo è quello che nel mondo anglosassone si chiama learning by doing, cioè imparare facendo. Compito dei genitori e di chi si occupa di prevenzione delle patologie del cavo orale è quello di insegnare, senza il bisogno di “salire in cattedra”, ma mostrare facendo, condividendo esperienze e abitudini salutari, ad esempio lavandosi i denti insieme al proprio figlio quando è ancora piccolo. Può essere un’esperienza molto positiva e divertente ma è soprattutto un’esperienza significativa perché fatta insieme, condivisa tra persone che si vogliono bene e che alla fine ne trarranno giovamento. Compito dell’adulto è di indicare la direzione e percorrere un tratto di strada insieme a chi ha ancora bisogno di attenzione e di una guida preparata, come può esserlo una mamma o un papà.
